“Dal 9 maggio la S.E.B., Società Editrice Barbarossa, non esiste più.
Tutti voi sapete che questa piccola ma battagliera casa editrice nell’arco di circa 35 anni ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo culturale dell’area, anche per mezzo dell’importante rivista Orion ( oggi www.oriononline.info ), sostenendo anche le iniziative più recenti e stando sempre al pezzo sul fronte dell’avanguardia. Oggi tutto questo non c’è più. Non ci interessa perchè. non ci interessa come, ci interessano i fatti: ciò che possiamo fare noi.
L’unico modo per dare una mano ai Camerati della S.E.B.
è acquistare dal sito www. orionlibri. com e aiutare a svuotare il magazzino. Siete pertanto tutti invitati, nei limiti del possibile, a fare qualche ordine dato che il servizio di spedizione proseguirà come di consueto. (Lire la suite…)
Con la tua adesione a tutti i clichets del pensiero debole e della critica cortese della politica sdrucciola
del linguaggio globale;
con il terrore di essere “messo ai margini”.
con il timore di sconcertare, mostrandoti sconcertato, rimanendo, così, per sempre, dentro al concerto delle convinzioniche credi tue: e non lo sono;
con il languorino che ti viene allo stomaco ogni volta che hai l’occasione di essere cooptato, accolto, riconosciuto dal
consesso del consenso
che tu
contribuisci ad eternare, anche se gli voti contro.
Tu sei il cedimento e la resa a te stesso.
Tu sei il complice dei tuoi assassini.
Tu sei l’assassino dell’Europa e del Terzo Mondo.
Tu sei la globalizzazione.
E più pretendi di metterti all’opposizione, ma sempre all’interno dello scacchiere che altri ti hanno apparecchiato, più
confermi l’inganno di cui sei vittima.
Perché l’inganno domina ovunque ma, prima che altrove, domina in te stesso.
Tu sei l’inganno.
La “Detente Bala” é uno stemma che veniva cucito sulle uniformi dei soldati spagnoli a partire dal diciannovesimo secolo. Fu mantenuto dai nazionalisti, in particolare dalla falange e nei carlisti durante la guerra civile. Letteralmente “Detente Bala” significa “Ferma i proiettili”.
In genere, sullo stemma erano ricamati un Sacro Cuore e una preghiera rivolta a Cristo. Serviva a proteggere i soldati dai proiettili. I “Detente Bala” erano di fattura artigianale, ne esistono quindi vari modelli.
L’origine dei “Detente Bala” non é molto chiara. Secondo alcune fonti, é per ricordare i vandeani e come simbolo della contro rivoluzione che i carlisti cominciarono a sfoggiare i Sacro Cuore sulle loro uniformi nel diciannovesimo secolo.
Nella puntata di domani affronteremo una delle piu’ creative tecniche di guerrilla avente il doppio scopo di sconfiggere il disagio urbanistico e di coltivare vegetali di prima necessita’. Armati di zappetta, rastrello e semi o fiori, ripuliremo la citta’ e con la creazione di orti di quartiere potremo sfuggire (almeno in parte) alla mafia delle grandi distribuzioni e dare da mangiare ai meno fortunati.
L’immigrazione é una conseguenza prima di essere una causa Zentropa
“(…)I partiti politici specializzati nella denuncia anti-immigratoria non sono nient’altro che partiti demagogici piccolo-borghesi, che cercano di capitalizzare sulle paure e sulle miserie del mondo attuale praticando la politica del capro espiatorio.
L’esperienza storica ci ha mostrato verso cosa conducono tali flautisti!
Bisogna adesso distinguere l’immigrazione e gli immigrati. L’immigrazione é un fenomeno negativo, in quanto é lei stessa il frutto della miseria e della necessità, e i seri problemi che pone sono ben conosciuti. E’ quindi necessario cercare, se non di sopprimerla, almeno di rimuovere il carattere troppo rapido e troppo massiccio che la caratterizza attualmente.
E’ chiaramente evidente che non risolveremo i problemi del Terzo mondo invitando i suoi popoli a venire ad installarsi in massa nei paesi occidentali! Nello stesso tempo, bisogna avere uno sguardo piu’ globale dei problemi. Credere che é l’immigrazione a minacciare principalmente l’identità collettiva del paese d’accoglienza é un errore.
Cio’ che minaccia le identità collettiva, é inanzitutto il tipo di esistenza che prevale oggi nei paesi occidentali e che rischia di estendersi progressivamente al mondo intero. Non é colpa degli immigrati se gli Europei non sono piu’ capaci di dare al mondo l’esempio di un modo di vita che sia loro!
L’immigrazione, da questo punto di vista, é una conseguenza prima di essere un causa : costituisce un problema perché, di fronte a degli immigrati che hanno spesso saputo conservare le loro tradizioni, gli Occidentali hanno già scelto di rinunciare alle loro. L’americanizzazione del mondo, l’omogeneità dei modi di produzione e di consumazione, i regno della merce, l’estensione del mercato planetario, l’erosione sistematica delle culture sotto l’effetto della mondializzazione mettono in pericolo l’identità dei popoli molto di piu’ dell’immigrazione.(…)”
Alain de Benoist, C’est-à-dire, Les Amis d’Alain de Benoist, 2006.
APERTURA DELLA PARROCCHIA: 8 GIUGNO 2008 - ore 10.00
È con grande gioia che la Fraternità Sacerdotale S. Pietro annuncia l’apertura di una Parrocchia personale nella Diocesi di Roma. Il decreto di erezione della Parrocchia, datato il giorno di Pasqua (23 marzo) 2008, attesta che in conformità con l’art. 10 del Summorum Pontificum, “e accogliendo altresì la proposta del Cardinale Vicario, il Santo Padre ha risposto che nel settore Centro della Diocesi di Roma – e precisamente nel 1° Municipio, presso un edificio di culto idoneo, da identificarsi nella Chiesa ‘SS. Trinità dei Pellegrini ai Catinari’… fosse eretta una Parrocchia personale atta ad assicurare un’adeguata assistenza religiosa per l’intera comunità dei fedeli Tradizionalisti residenti nella stessa Diocesi”.
A Sant’Ambrogio, piccola località sulle colline che sovrastano dolcemente il mare di Rapallo, nel decennio del 1940 si sono avvicendate le sorti di due poeti.
Dal 1940 al 1945 il genio poetico di Ezra Pound trascorreva le giornate in una piccola casa insieme all’amante americana Olga Rudge, e la piccola Mary, loro figlia. A pochi metri di distanza un giovanissimo Giorgio Barbagelata si intimoriva quando vedeva entrare ed uscire di casa quel signore alto e segaligno dai capelli rossi e lo sguardo spiritato. Al timore si alternava l’inconscio fuoco della creatività poetica.
Così fra il 1945 e il 1946 quando Pound viene intercettato e imprigionato dai suoi connazionali nordamericani per poi spedirlo ad un processo oltreoceano, il giovane Barbagelata raccoglie il metaforico testimonio e inizia a poetare riempiendo il vuoto poundiano. La sua prima poesia è “Passi del tempo”, in tema con quanto stiamo raccontando, è il 25 aprile: “Sì, mi ricordo: un orto richiuso mia madre che spia fra gli ulivi una strada di gente che scende uno scirocco di voci che ascolta avvilito. Non ho ancora i vent’anni”.
1887, 1890 e 1879. Sono, rispettivamente, gli anni di nascita di Marcel Duchamp, Man Ray e Francis Picabia. Prima di tutto amici, poi collaboratori. Legati da una relazione artistica insolitamente serena, anzi ispiratrice, essenziale in alcuni progetti. Il caso più simile può forse essere l’amicizia tra Braque e Picasso, dalla quale nacque il Cubismo. Ma con Duchamp, Man Ray e Picabia ci troviamo di fronte a un rapporto profondo, basato su libertà, aperture ideologiche e un continuo, molteplice scambio di influenze. Magari durante una partita a scacchi, passatempo ampiamente condiviso da ciascuno degli artisti.
Guardando le loro opere tra i corridoi della Tate Modern, lungo un percorso espositivo di ben tredici stanze, con oltre cento opere esposte, viene da chiedersi: Picabia e Duchamp si avvicinarono al cinema e alla fotografia perché erano in contatto con Man Ray? Il lavoro su vetro di Man Ray, Danger/Dancer (1920), sarebbe mai esistito senza le lastre di Picabia o il celeberrimo Le Grand Verre di Duchamp? E per quanto riguarda i “ready made” di Duchamp e le forme meccaniche di Picabia? Risposte certe non ne abbiamo, ma attinenze e simmetrie sono ben visibili, tanto nelle loro creazioni quanto nelle loro carriere.
FORZA NUOVA sul Nuovo Governo, Roberto Fiore(FN): fortissime perplessità sulla squadra di Silvio Berlusconi
Berlusconi ha presentato la sua squadra. 21 ministri, 12 con portafoglio, per un esecutivo che dovrà chiedere martedì la fiducia della Camera e mercoledì quella del Senato.Una serie di ministri che suscitano fortissimi dubbi al Segretario Nazionale di Forza Nuova, ed Europarlamentare, Roberto Fiore.
“Troppi nomi, tra quelli indicati dal Cavaliere, non mi pare abbiano le minime caratteristiche necessarie per risollevare l’Italia dal girone infernale in cui riversa.Luca Zaia ad esempio. In un momento in cui gli ultimi provvedimenti Mendelsohn sanciranno la definitiva invasione di prodotti extracomunitari nella nostra terra, e dove la probabile conseguenza sarà la riduzione di oltre il 70% della nostra agricoltura, il leghista trevigiano non corrisponde alla figura di polso di cui l’agricoltura italiana ha bisogno. (Lire la suite…)
Cyril de Pins è un aggregato di filosofia francese di 32 anni, traduttore e storico della linguistica. Nelle lunghe giornate della memoria celebranti il Maggio ‘68, ha scritto questo commento perfettamente adattabile anche alla situazione italiana(1).
«Noi siamo gli eredi del maggio1968, è indubbio. Ma non siamo altro che questo. Coloro che, come me, sono nati dopo il 1970, non hanno ricevuto in eredità che ciò che ha lasciato loro la generazione precedente, quella che aveva vent’anni al tempo di quelle feste primaverili in cui tanti hanno creduto vedere una rivoluzione.
E questa eredità è molto povera: consiste in una propensione giovanile alla deplorazione e alle denunce pubbliche, in una fiducia illimitata e cieca nella gioventù in sè, nel rigetto del principio d’autorità e nel rifiuto del passato.
‘Del passato facciamo tavola rasa’, esortava l’Internazionale (inno del proletariato, ndr.). Maggio ‘68 e i suoi soldatini lirici hanno eseguito, gridando: ‘Corri compagno, il vecchio mondo è dietro di te’. Il meno che si possa dire è che è stato un successo.
La sala è gremita nel momento in cui i volontari di Popoli prendono la parola e cominciano a raccontarci la loro esperienza. Come molti già sanno, l´Associazione Solidarista al centro dell´evento è da anni impegnata in Birmania, per sostenere eticamente e materialmente la popolazione Karen, una delle vari etnie “esiliate” dal governo di Rangoon e costrette da decenni a rifugiarsi nelle foreste settentrionali al confine con la vicina Thailandia. La storia tragica di questa popolazione comincia molti anni fa, precisamente nel 1946 quando l´Inghilterra abbandona quelle terre e le lascia in mano ad una autorità locale, che ben presto entrerà nell´orbita dell´URSS. La cosiddetta via birmana al Socialismo, tuttavia, durerà fino all´inizio degli anni Ottanta, per poi spegnersi sotto la sempre più evidente ingerenza di una giunta militare, sostenuta e finanziata da potenti lobby occidentali.
Atterrando a Milano con le palpebre pesanti a causa di qualche notti bruciate sull’altare del cameratismo nottambulo parigino, ci aspettavamo di essere inghiottiti dalla bruttezza grigia di una megalopoli industriale, vero polmone economico dell’Italia del Nord. E’ quindi con sorpresa che scopriamo il fascino discreto di una città seria ma per nulla triste che fa un po’ pensare a quelle vecchie foto leggermente slavate che si guardano con un misto di piacere e di malinconia.
Raggiungiamo due camerati per un pranzo rapido e facciamo una constatazione che continuerà a confermarsi nel corso del nostro viaggio: qui, le ragazze e le giovani donne militano e non sono semplicemente una scusa che gli uomini si trovano per sparire dal fronte dell’attivismo. Stupefacente e spettacolare novità per noi francesi.
Dopo l’esposizione del pittore futurista Sironi (periodo post-fascista, perché l’audacia dei commissari dell’esposizione ha, qui come altrove, i suoi limiti) incontriamo Todo, responsabile dell’organizzazione “Cuore Nero”, nella quale i locali sono stati interamente distrutti da una bomba comunista ma che, grazie alla solidarietà militante, non tarderà, e non ne dubitiamo, a rinascere dalle sue ceneri. Todo, malgrado un fisico e dei tatuaggi da far paura alle signore anziane piene di pregiudizi cosi’ come ai capelloni del centro sociale vicino al suo palazzo, si rivela essere di una gentilezza traboccante che si manifesta non solo nell’impeccabile e calorosa generosità della sua accoglienza ma anche nell’amichevole e spesso divertente disinvoltura dei suoi rapporti con i vicini e i commercianti del quartiere.
Dietro tante affabilità si risente comunque la potenza rabbiosa di temporali sordi che conviene non cercare di scatenare.